Storia

La Crux Vaticana e la Roma ‘bizantina’

La Crux vaticana è altrettanto celebre, quanto è stata fino ad oggi enigmatica. Il suo auspicato restauro ha finalmente permesso di ottenere una chiara definizione del suo stato originario e delle sue alterazioni successive. Opera di sicura committenza imperiale, per l’ostentazione della scrittura di dedica e delle immagini di Giustino e della consorte, ne sono di conseguenza sicura datazione (565-578) e localizzazione (Costantinopoli), che ne fanno un preziosissimo testimone dell’oreficeria costantinopolitana del VI secolo, ancor più importante per la controversia critica sull’origini di altre opere discusse fra la Capitale e la Siria. Se possono restarne enigmatiche le scelte di iconografia (dalla duplice presenza dell’immagine di Cristo all’abbigliamento della coppia imperiale, e altro) e le difficoltà di confronti, tuttavia non per questo se ne può ormai più legittimare la totale genuinità solo per un più facile ossequio a visioni storiografiche ‘convenzionali’. La Croce venne inviata dalla coppia imperiale alla città di Roma, urbs christiana le cui più recenti espressioni di committenza religiosa la affiancavano degnamente alla nuova capitale dell’impero. La Crux Vaticana, resta ancora oggi esemplare testimonianza di fede di un imperatore, Giustino II, che volle inviare alla città dei martiri in ricordo di se stesso e di sua moglie, la preziosa reliquia della passione di Nostro Signore.

Nuovi dati e osservazioni tecniche emerse dalle operazioni di restauro

La Crux Vaticana, prestigiosa testimonianza dell’oreficeria bizantina custodita nel Museo del Tesoro della Basilica di S. Pietro, rappresenta uno dei rarissimi esempi di committenza imperiale ancora conservato. L'iscrizione (particolare)Grazie alla fase preliminare di studio e alle successive operazioni del recente restauro, l’acceso dibattito sull’originaria consistenza e sull’autenticità della croce trova oggi risposte convincenti e nuove certezze su manomissioni e sostituzioni. Inoltre, sulla base delle testimonianze documentarie e iconografiche e a seguito della valutazione delle materie costitutive della croce e del suo apparato decorativo, è stato possibile ricollocare la scomparsa corona di perle attorno alla reliquia e inserire nuovamente singole perle sul fronte con un intervento di parziale ripristino che consente, nel rispetto dell’equilibrio tra facies originaria e manipolazioni storicizzate, la piena leggibilità dell’armoniosa e significante sequenza di gemme fatta di precise alternanze cromatiche.

Un’iscrizione latina incisa a Costantinopoli

L’iscrizione posta sulla Crux Vaticana qualifica l’oggetto come donazione alla città di Roma da parte dell’imperatore Giustino II e di sua moglie Sofia, opportunamente menzionata come socia. L’uso della lingua latina, ben attestata a Costantinopoli alla fine della tarda antichità, e della scrittura onciale ‘di tipo b’, adoperata nelle legende monetali bizantine, prova la sostanziale autenticità della croce, che, prima di entrare a far parte del Tesoro di San Pietro, fu forse conservata, almeno inizialmente, nella chiesa di Santa Maria Antiqua, cappella palatina di Roma al tempo del ducato bizantino.


The Crux Vaticana and ‘Byzantine’ Rome

The Crux Vaticana, the reliquary-cross of the passion of Our Lord, is as much a celebrated object as it is an enigmatic one. Its long-awaited restoration has finally allowed us to obtain a clear idea of its original state and subsequent alterations. Evidently a work of imperial patronage - from its ostentatious text which records the pious gift of the emperor Justin and his consort, as well as their images (significantly in the gesture of prayer) - we can consequently date the object (565-578) and define its place (Constantinople). It is a key work of reference among the silver objects produced in Byzantium in the 6th c., especially in the context of their often controversial attribution to Costantinople or Syria. Even if some of its iconographic choices (e.g. the duplication of the image of Christ, or the imperial garb) and stylistic comparisons with this work may still cause controversy, its genuine nature can no longer be denied.
The Cross was sent by the imperial couple to Rome, the city of the martyrs, whose most recent works of religious patronage had aligned it appropriately with the empire’s new capital. These monuments and the Crux Vaticana still testify powerfully today both to the links between Rome and Costantinople and to the faith of this pious emperor and of his wife.

New data and technical observations emerging from restoration operations

The Crux Vaticana, a prestigious testimony to the skills of the Byzantine goldsmiths kept in the Treasury Museum of Saint Peter’s Basilica, represents a rare example of imperial patronage still in existence. Thanks to the preliminary phase of studies and to the subsequent works of recent restoration, the lively debate over its original consistency and the De Cruce Vaticana, 1779 (Incisione)authenticity of the cross is today met by convincing responses and new certainties about its modification and substitution. Furthermore, on the basis of prime documents and images and following valuations of the materials that constitute the cross and its decorative elements, it has been possible to reattach the lost crown of pearls around the reliquary and add once again single pearls on its front, in an act of partial restoration. Whilst respecting the balance between original appearance and historical manipulation, this act helps us to better perceive the harmonious composition of the significant sequence of gemstones which are placed in a precisely alternating chromatic sequence.

A Latin inscription carved in Constantinople

The inscription on the Crux Vatican qualifies the object as a donation to the city of Rome from the emperor Justin II and his wife Sophia, rightly mentioned as partner. The use of the Latin language, known in Constantinople well into the period of late antiquity, and the uncial style of writing “of type b”, adopted for the legendary Byzantine coin, prove the substantial authenticity of the cross, which, before becoming part of the Treasury of Saint Peters, was perhaps kept at least initially in the church of Santa Maria Antiqua, a palatine chapel in Rome dating to the time of the Byzantine duchy.

 
 
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